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Web Tax non riguarderà l’E-Commerce

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19 Dic 2017 2 min di lettura 4 visualizzazioni Web Marketing
Web Tax non riguarderà l’E-Commerce

Che cos’è la Web Tax?

La web tax è la tassazione sui guadagni dei Giganti Hi-Tech che operano nel web (dall’e-commerce alla pubblicità online) come ad esempio Amazon e Google.

La Web Tax in Italia

La Web tax è una delle proposte facente parte del pacchetto digitale presentata dal relatore Francesco Boccia alla Camera.

L’imposta è stata introdotta dall’italia per frenare l’elusione fiscale delle multinazionali digitali e potrebbe entrere in vigore non prima del 1 Gennaio 2019 il ché vuol dire che il relativo gettito arriverà nelle casse dello Stato non prima di un biennio.

Quali sono le modifiche sulla Web Tax in Italia?

Le modifiche relative alla Web Tax in Italia proposte alla Commissione Bilancio di Montecitorio, riguardano principalmente la percentuale del prelievo. L’imposta sulle transazioni digitali dei colossi hi-tech passa dal 6% al 3% e pertanto gli introiti per l’Erario saranno di circa 190 milioni di euro l’anno anzichè 114 milioni di euro come ipotizzato a palazzo Madama.

L’imposta andrà a colpire le transazioni digitali relative ai servizi, pubblicità in primis, ma non al commercio elettronico, il c.d. e-commerce.

Web Tax, esenzioni per le PMI

Per quanto riguarda il credito d’imposta, il prelievo del Fisco sarà diretto senza l’intervento delle banche, attraverso la forma della ritenuta. Per le PMI e le nuove aziende, sono previste delle esenzioni come ad esempio un minimo di 3000 transazioni in un anno.

La fisionomia della Web Tax è ancora da definire con maggior precisione per questo sono previste altri provvedimenti. Alla pubblicità vanno comunque aggiunti e precisati gli altri servizi da sottoporre all’imposta.

Possiamo dire che questo è uno dei primi passi volti ad evitare che i giganti Hi-Tech spostino gli utili in Paesi dove il fisco è molto più leggero pagando così molto meno rispetto alle imprese tradizionali.

Web Tax per contrastare l’elusione fiscale

Per avere un’idea di questo fenomeno basti ricordare come Amazon, la scorsa settimana, abbia chiuso un accordo con l’Agenzia delle Entrate per pagare 100 milioni di euro che le erano stati contestati dalla Guardia di Finanza.

Provvedimenti analoghi ma con cifre superiori avevano in precedenza riguardato Google e Apple con accordi che si aggiravano tra 306 milioni e i 320 milioni di euro.

Facebook invece nel 2016 ha versato appena 267 mila euro ma ha annunciato che inizierà a pagare le tasse sulle pubblicità in Paesi dove raccoglie le sponsorizzazioni, Italia compresa.

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